A Bologna Cotabo lancia il primo sportello psicologico per i suoi 600 tassisti. Un progetto pionieristico che parte da una domanda semplice: chi ascolta chi ascolta?
Bologna, ore 11:30 di un martedì qualunque.
Fuori, la città ribolle. Cantieri del tram, clacson impazienti, linee gialle che scorrono lente. Dentro la sede di Cotabo, Riccardo Carboni risponde al telefono. È presidente di una delle cooperative di taxi più grandi d'Italia, ma prima ancora è figlio di una delle prime tassiste donna di Bologna. Il taxi, per lui, è una storia di famiglia.
Davanti a lui, 600 Persone. Non sono solo autisti: sono vite che ogni giorno si muovono tra le corsie preferenziali e le piccole felicità degli altri.
Chi guida un taxi, spesso, è un testimone silenzioso della città. Ma chi ascolta lui?
Guida la cooperativa di 600 tassisti bolognesi nel percorso di rinnovamento generazionale e nell’implementazione di servizi di welfare. Figlio di una delle prime tassiste donna di Bologna, il taxi per lui è una storia di famiglia.
Come sta cambiando la figura del tassista? Mi riferisco in particolare a genere ed età.
“La percentuale di under 35 è in crescita. Fino a poco tempo fa, l’età media era altissima: over 60, over 65 che continuavano a lavorare anche dopo la pensione. Poi è arrivato il Covid, che ha cambiato tutto.”
Il Covid è stato davvero uno spartiacque?
“Chi era già fuori ha capito che oltre una certa età si diventa vulnerabili. È partito un ricambio forte: sono entrati anche ragazzi di 22–23 anni.”
E sul fronte femminile? Le donne stanno entrando in questa categoria?
“Anche lì si cresce. Spesso entrano in cooperativa insieme a mariti o fratelli. Ma è un lavoro complicato da conciliare con la famiglia. Serve tempo, resistenza, presenza.”
Ma perché i giovani scelgono di fare i tassisti? È diventato figo o è un ripiego?
“Figo direi di no. Subiamo attacchi, non siamo benvoluti, e non sappiamo comunicare bene chi siamo. Ma il mestiere dà autonomia. È impegnativo, ma dà spazio. È un investimento, come sposarsi.”
Hai parlato di etica: che significato ha in questo mestiere?
“Nessuna distinzione. Chi va al Sant’Orsola in orario di punta paga come tutti. Manager o disperato, tutti hanno la stessa tariffa, la stessa dignità.”
“Manager o disperato, tutti hanno la stessa tariffa, la stessa dignità.”
E il confronto con Uber? Quanto pesa?
“Uber è un intermediario con altri obiettivi. Deve remunerare gli investitori. Noi, invece, difendiamo il lavoro. Non cerchiamo profitti illimitati, ma una sostenibilità reale.”
Le perdite accumulate da Uber tra il 2014 e il 2022. Un modello orientato agli investitori, non alla tutela del lavoro. Cotabo, cooperativa mutualistica, punta alla sostenibilità e al benessere del socio-lavoratore.
Ma è anche un lavoro solitario. Come si affronta?
“Dieci ore in macchina. Metà da solo, l’altra metà con sconosciuti. Alcuni ti raccontano tutto, altri ti vomitano addosso rabbia o disperazione. O diventi di ghiaccio, o diventi una spugna.”
“O diventi di ghiaccio, o diventi una spugna.”
“Spugna o ghiaccio” è un’immagine forte. Cosa significa in concreto?
“Viviamo in una società arrabbiata. E chi sta da solo, spesso, non ha strumenti per gestire le emozioni che assorbe.”
Avete dati su stress, ansia o disagio nella categoria?
“Il vero problema è riuscire ad ammettere che si ha bisogno di aiuto.”
Ed è da qui che nasce lo sportello psicologico?
“Abbiamo aperto uno sportello in collaborazione con Welfare Come Te. Non è un centro clinico, ma un punto d’ascolto. Serve a normalizzare il confronto. Non sei malato se hai bisogno di parlare.”
di soddisfazione tra chi ha utilizzato lo sportello psicologico.
I numeri assoluti non sono alti, ma il segnale è chiaro: chi chiede aiuto, trova risposta. Cotabo è la prima cooperativa taxi italiana con un supporto psicologico strutturato.Sta funzionando davvero?
“I numeri non sono alti, ma chi lo ha usato è rimasto soddisfatto. È un passo. Lento, ma necessario.”
In una recente intervista hai detto “non lasciamo indietro nessuno”. Suona un po’ come uno slogan…
“Non è solo uno slogan. Le cooperative sono famiglie e bisogna mettere le Persone in condizione di chiedere aiuto, senza sentirsi giudicate. È questo il valore vero: tenere tutti dentro, anche chi sta male. La narrazione di oggi ci disumanizza. Sembriamo un blocco, una categoria astratta, ma non è così. Noi viviamo storie vere. Quando qualcuno deve allontanarsi in fretta da un ospedale, dopo un lutto… chiama un taxi. Quelle cose non si dimenticano.”
“La narrazione di oggi ci disumanizza. Sembriamo un blocco, una categoria astratta. Ma noi viviamo storie vere.”
E il futuro?
“La tecnologia, l’AI, distruggerà prima gli intermediari che i lavoratori. Se resistiamo, possiamo avere un vantaggio.”
Chi guida un taxi non è un numero. Non è un algoritmo, non è una corsa da ottimizzare. È una persona che ogni giorno incrocia centinaia di vite, spesso senza mai poter raccontare la propria.
Il progetto di Cotabo non risolve tutto, ma dice una cosa importante: il welfare non è un lusso. È un diritto. Ed è anche il primo passo per restituire dignità a chi lavora.